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La scuola materna e primaria dell’Istituto fa proprio il principio espresso
da don Lorenzo Milani “Dare di più a chi ha di meno”.
Con questo la scuola intende sottolineare la necessità che l'azione
educativa non si realizzi in un'offerta unica e indistinta, indifferente alla
diversità di cui ciascuno è portatore, ma si articoli in modo da tener conto delle
situazioni di partenza di ciascuno.
Ne deriva che la scuola deve operare con ogni mezzo per:

  1. differenziare la proposta formativa adeguandola alle esigenze di ciascuno: a

tutti gli alunni deve essere data la possibilità di sviluppare al meglio le
proprie potenzialità;

2. valorizzare le molteplici risorse esistenti sul territorio (enti locali,

associazioni culturali e professionali, società sportive, gruppi di volontariato,
ma anche organismi privati) allo scopo di realizzare un progetto educativo
ricco e articolato affinchè l'offerta formativa della scuola non si limiti alle
sole attività curricolari ma assuma un più ampio ruolo di promozione
culturale e sociale.
L'arricchimento e la diversificazione del percorso formativo sono finalizzati
a garantire a tutti uguali opportunità di crescita culturale; per ottenere questo
risultato la scuola si adopera affinché:
• ogni attività didattica sia rivolta sempre alla totalità degli alunni e delle
alunne;
• nessun alunno venga escluso per motivi economici dalle attività opzionali e/o
integrative del curricolo organizzate dalla scuola in orario scolastico (per
esempio: visite didattiche - attività teatrali - ecc..);
• la fruizione del servizio di refezione non sia limitata o ridotta per motivi
religiosi o d'opinione: la famiglia ha diritto di chiedere che taluni cibi
vengano sostituiti con altri di pari valore nutrizionale;
• la frequenza scolastica di alunni che soffrono di temporanei e limitati impedimenti

fisici sia quanto più possibile regolare.

Uguaglianza e diversità
Il riconoscimento delle differenze e l'uguaglianza delle opportunità
risultano quindi essere i principi fondanti dell'azione educativa;
ad essi si
affiancano:
• il rispetto per ogni cultura
• il rifiuto di ogni forma di discriminazione
Ne consegue che si debba ricercare un rapporto dinamico tra uguaglianza e
differenza per allontanare logiche di assimilazione, di relativismo acritico o di
rifiuto dell'alterità. La risposta può essere offerta dalla pedagogia interculturale,
unica risposta pedagogica possibile ad una società multiculturale, e il cui
obiettivo primario “.....si delinea come promozione delle capacità di convivenza
costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme” (circolare ministeriale n. 205 del luglio 1990).

Compito della pedagogia interculturale risulta essere
quello di far sì che culture diverse convivano senza ignorarsi in un rapporto
fatto di scambi e di prestiti, di reciprocità, di negoziazioni e di ridefinizione
continua delle rispettive identità. In questo senso, poiché davvero ognuno è
portatore di diversità, la pedagogia interculturale si rivolge a tutti; non è una
pedagogia speciale per soggetti speciali, ma un progetto la cui centralità è
l'attenzione per il processo di maturazione sia cognitivo che affettivo-emotivo
dei soggetti e della flessibilità delle loro menti e del loro sentire e del loro agire.

Imparzialità e regolarità
Gli utenti hanno diritto ad essere trattati in modo obiettivo e imparziale
La scuola garantisce l'imparzialità
• nella formazione delle classi e delle sezioni
• nella definizione dei tempi destinati ai colloqui fra insegnanti e genitori

• nella assegnazione degli insegnanti, in particolare di quelli di sostegno, nei
limiti delle risorse umane a disposizione del circolo
• nella formulazione degli orari dei docenti
Nel rispetto dei diritti sindacali del personale, la scuola garantisce la regolarità e la continuità del servizio

sia in occasione di assemblee sindacali, sia in occasione di scioperi.

Nel primo caso le lezioni vengono sospese unicamente nelle classi i cui docenti partecipano

alle assemblee; in caso di sciopero la scuola fornisce adeguata informazione scritta alle famiglie con almeno 5 giorni
di anticipo. In entrambi i casi la scuola può offrire servizi di assistenza e
sorveglianza compatibilmente con la disponibilità del personale dipendente e
nel rispetto delle norme sulla erogazione dei servizi minimi essenziali. Nei casi
di emergenza (per esempio per inagibilità dei locali a causa di eventi
straordinari) la scuola garantisce comunque un'adeguata e tempestiva
informazione alle famiglie. La scuola assicura la tempestiva sostituzione del
personale statale assente per qualsiasi motivo. La fruizione delle ferie da parte
del personale docente non può comunque contrastare con la necessità di garantire la continuità delle attività di insegnamento.

Il contesto territoriale

L’utenza delle nostre scuole è molto diversificata rispetto alle condizioni
socio-ambientali di provenienza: gran parte degli alunni abitano in zone
periferiche a forte degrado urbanistico e socio-economico. Le scarse aspirazioni dei genitori, circa la riuscita scolastica,

la difficoltà che i genitori stessi hanno di sorreggerli nell’impegno cognitivo, condizionano negativamente l’interesse
di questi ragazzi per la scuola.
Vari e pur seri motivi impediscono la necessaria interazione fra scuola e
famiglia che spesso non riesce a dar stimolo, ad assumersi responsabilità e a
rendersi non solo partecipe, ma protagonista, delle esperienze scolastiche. Una
notevole interferenza sulla serenità delle diverse esperienze relazionali sta
nell’uso quasi esclusivo del linguaggio dialettale.
Il monitoraggio effettuato ad inizio di anno scolastico, ha dato i seguenti
risultati:
capacità di lettura, comprensione del testo, capacità di completare una storia e di
fare inferenza: buono, 60%, sufficiente, 20%, scarso 16%, assente 4%.
L’ambiente culturalmente ristretto in cui vivono non li aiuta a prendere
confidenza con altri linguaggi non abituali; inoltre le difficoltà di comprensione
e di comunicazione in altri ambienti li induce a rifugiarsi in sé stessi, a chiudersi
nel proprio ambiente di provenienza dove tutto sembra più semplice.
Di fronte alle difficoltà rinunciano a procedere, rifiutano di affrontare gli insuccessi in modo critico e costruttivo, abbandonano ogni impegno.
Il plesso di via Milelli accoglie anche alunni di scuola materna ed elementare
ospiti della vicina “Casa famiglia” gestita dalle suore “Piccole operaie dei SS
Cuori”. Questi bambini sono stati affidati, dalle competenti autorità, alla ospitalità
della casa stessa per situazioni di grave disagio delle famiglie di provenienza.
Il disagio della loro condizione si manifesta in atteggiamenti diversi:
esuberanti e iperattivi, esageratamente estrosi o silenziosi e sottomessi o
tendenti ad imporsi anche a scapito degli altri. Inoltre, come risulta da uno studio condotto su un campione significativo, ha dato come risultato un elevato
tasso di scarsa auto - stima scolastica .
La relativamente bassa auto - stima scolastica rispetto agli altri campi di
auto - stima, non depone a favore di quanto la scuola fa perché negli alunni
crescano motivazione e quindi impegno scolastico, con conseguenti migliori
risultati per l’apprendimento e soprattutto maggior determinazione, crescendo,
verso l’impegno scolastico - educativo come fattore di sviluppo personale
insieme a quelli corporei, interpersonali e familiari.
In particolare, la scarsa corrispondenza tra auto - stima globale e
autostima scolastica elevate da un lato e risultati equivalenti nell’apprendimento
dall’altro e peggio ancora la presenza di contraddizioni tra autostima
globale/autostima scolastica e risultati nell’apprendimento complica
ulteriormente il rapporto scuola-alunno in quanto le due componenti non
viaggiano in sintonia. Sicuramente da parte della scuola come struttura
educativa si deve lavorare di più sulla motivazione all’apprendimento e alla
crescita globale e sul riuscire a far conseguire risultati positivi agli alunni perché
cresca in loro la gratificazione e di riflesso la motivazione. La crescita della motivazione

e dell’autostima, infine, costituiscono un buon fattore di
prevenzione della dispersione scolastica sia come ripetenza che come abbandono.
Ne deriva, in modo evidente, l’esigenza di utilizzare prove
standardizzate collettive di livello per avere elementi certi e veloci di verifica
e di programmazione di eventuali interventi di recupero per contenuti di
apprendimento o per gruppi di alunni e, come richiede la vigente normativa che
rilancia la scuola come luogo di formazione e ne sostiene le iniziative che facilitino

lo svolgimento dei suoi compiti formativi, predisporre:

1. Una scuola che sia luogo di reali esperienze umane e culturali in cui il
bambino possa essere spinto ad osservare, interrogare, esplorare,
comunicare, esprimersi, crescere;
2.  Un progetto di recupero e di potenziamento degli apprendimenti e delle
competenze di base del linguaggio verbale e scritto nonché della capacità di usare la logica formale.

Gli obiettivi complessivi del servizio

Nell'erogazione del servizio tutti gli operatori del circolo fanno riferimento
in primo luogo al diritto inviolabile dell'alunno a ricevere un'educazione e una
istruzione adeguate alle esigenze del contesto sociale e culturale. L'offerta
educativa e formativa tiene conto delle esigenze e delle necessità del singolo
alunno nel rispetto dei ritmi e dei modi di apprendere di ciascuno. In ogni scuola
dell'infanzia ed elementare del circolo la pratica educativa fa riferimento ai seguenti criteri:

• rispetto della unità psico-fisica del bambino
nella scuola di base la formazione deve tendere ad uno sviluppo integrale e
armonico della persona, mirando tanto agli aspetti cognitivi, quanto a quelli
fisici, affettivi e relazionali
• centralità educativa della corporeità del bambino
il bambino entra in relazione con il mondo attraverso il corpo; il corpo, a sua
volta, è un potente mezzo di espressione e di comunicazione
• funzione educativa dell'esempio
i valori fondamentali enunciati nei programmi (tolleranza - convivenza
democratica - solidarietà - ecc...) non possono essere semplicemente "trasmessi"
dall'adulto al bambino; per essere credibili e desiderabili per il bambino, questi
valori devono innanzitutto essere concretamente praticati dagli adulti nel
contesto della relazione educativa; certamente l'adulto (insegnante o genitore
che sia) non può essere mai un "modello perfetto", ma deve in ogni caso
comportarsi in modo coerente rispetto ai valori ai quali intende educare
• atteggiamento di ricerca
la cultura e la scienza moderne concordano ampiamente sul fatto che in nessun
campo è possibile scoprire una verità sicura e assoluta; la scuola non è
depositaria della VERITA', ma può e deve fornire ai ragazzi gli strumenti per
costruirsi una propria interpretazione del mondo e della realtà da mettere
costantemente a confronto con l'interpretazione degli altri; in questo contesto
anche l'errore diventa elemento di riflessione e discussione nell'ambito del gruppo-classe.
• educazione all'impegno e al senso di responsabilità
ciascuno di noi può e deve "progettare" la propria esistenza nella massima
libertà possibile ma anche con il massimo rispetto per se stesso e per gli altri;

adesione agli impegni assunti e senso di responsabilità caratterizzano ogni
comportamento umano autenticamente libero; per vivere liberi da adulti è bene
imparare ad esserlo fin da piccoli
• rilevanza del gruppo
il gruppo-classe e la comunità scolastica rappresentano due luoghi fondamentali
per la crescita dei ragazzi; la discussione e il confronto sono strumenti che
favoriscono non solo lo sviluppo sociale e affettivo, ma anche quello cognitivo
(il linguaggio e le stesse spiegazioni dei fatti naturali che i bambini si danno, per
esempio, sono influenzati in modo decisivo dal rapporto con gli altri). Le attività
educative e di insegnamento sono finalizzate in ogni caso a garantire a tutti le
opportunità formative necessarie per poter raggiungere risultati finali coerenti
con il progetto educativo messo a punto dalla scuola. Ciò significa che nelle
scuole del circolo si opera per favorire il recupero dello svantaggio socio-
culturale e delle difficoltà individuali, attenendosi al principio educativo che la
proposta formativa deve essere differenziata e proporzionale alle difficoltà e alle esigenze di ciascuno.

I fattori di qualità del servizio scolastico

Noi riteniamo che siano indicatori di un buon modo di fare scuola:
1. la condivisione delle scelte educative
2. la collaborazione di tutto il personale (docente,amministrativo e
ausiliario) nella gestione dei problemi organizzativi della scuola

3. il lavoro collegiale degli insegnanti
4.  l'attenzione al tema della continuità

5. l’attenzione alla "diversità"
6.  l’attivazione di percorsi interculturali
7.  la suddivisione delle competenze disciplinari fra gli insegnanti nella
scuola elementare
8. il raccordo interdisciplinare fra i docenti come strumento che possa
garantire l'unitarietà dell'insegnamento
9. l'individualizzazione delle procedure di insegnamento
10.  l’esistenza di traguardi irrinunciabili comuni e definiti collegialmente
11.  la disponibilità degli insegnanti a intendere la valutazione come una operazione finalizzata alla correzione dell'intervento didattico più che alla
espressione di giudizi nei confronti degli alunni
12. la flessibilità organizzativa
13. la utilizzazione razionale degli spazi educativi
14. il rapporto costante fra insegnanti e famiglie.
15. la disponibilità degli insegnanti alla sperimentazione, alla innovazione didattica e all'aggiornamento professionale